giovedì 2 giugno 2011

Bologna e l'acqua da bere


Bologna e il pianeta acqua
Ecco cosa beviamo e com'è

Pura, ma non leggera. Forte il sapore: «Aspettate prima di berla». Scorre in 7 mila km di rete

L'acqua dei rubinetti bolognesi è pura. Nota dolente il sapore di cloro
L'acqua dei rubinetti bolognesi è pura. Nota dolente il sapore di cloro
Il 12 e il 13 giugno i cittadini, anche quelli bolognesi, saranno chiamati a votare per il referendum. Uno dei quesiti riguarda la liberalizzazione delle società di gestione dei servizi idrici: ovvero l’acqua del rubinetto. In questa pagina facciamo il punto sull’«oro blu». Quali sono le fonti da cui è prelevato? E, dopo numerosi e complessi di raccolta e disinfezione, come arriva nel bicchiere dei bolognesi? Il principale impianto, alla confluenza tra Reno e Setta, serve gran parte della provincia e della città, eppure l’acqua non è tutta uguale. La rete idrica di Hera è efficiente (poche perdite) ma più cara che altrove. Ecco cosa beviamo.
Semplice come bere un bicchier d’acqua? Insomma...Dietro al gesto di aprire il rubinetto, ci sono una miriade di processi che coinvolgono nove centri di potabilizzazione medio-grandi, 58 impianti minori, una rete di 6.908 km e più di 10 mila analisi. Un lavoro che incide sulla bolletta (dove pesano anche i costi di depurazione e fognature) e sulla qualità dell’acqua.
«Quella di Bologna è un’acqua mediominerale. Oligominerale in alcuni Comuni della montagna». Lo spiega Daniele Nasci, che per Hera è responsabile del laboratorio analisi di Sasso Marconi. Il residuo fisso medio dell’acqua bolognese (la quantità di sali presenti nell’acqua dopo l’evaporazione) è di 324 milligrammi per litro. Non è, quindi, acqua «leggera» (indicata per favorire la diuresi o per i calcoli renali), ma neanche troppo mineralizzata (consigliata, questa, per l’attività sportiva). È adatta all’uso quotidiano con una buona azione diuretica.
«Non bisogna pensare che l’acqua che contenga meno minerali sia più "buona". Questo lasciatelo decidere al vostro medico». Al di là della retorica pubblicitaria della particella sperduta nella bottiglia, «quella di Hera rientra nei parametri dell’acqua in commercio». Non è «povera di sodio»: 18 mg per litro. «Ma, francamente, quella dicitura tipica delle etichette mi fa sorridere — spiega Nasci —. Il sodio nell’acqua è sempre di quantità trascurabili». Il sapore è il tasto dolente. Colpa del cloro, il disinfettante utilizzato per garantire che l’acqua sia «pulita» fino al bicchiere (154 µg di clorito per litro). Consigli: «Aspettare un po’ prima di bere o tenere l’acqua in frigo».
L’impianto di potabilizzazione più grande è alla confluenza tra Reno e Setta, a Sasso Marconi. Sempre dal bacino del Reno arriva l’acqua degli impianti Tiro a segno, Borgo Panigale, San Vitale di Calderara (tutti di falda). Dal Savena quello del Fossolo, dall’Idice quello di San Lazzaro (anche questi «pozzi»). La rete bolognese è alimentata per il 39,8% da acqua di falda, il restante arriva dalla superficie. «Una percentuale raggiunta grazie al nuovo adduttore Reno-Setta: dal 2010 si prende acqua anche dal Reno — spiegano da Hera —. Meno acqua prendiamo «da giù», minori sono i rischi legati all’esaurimento della falda e alla subsidenza». Qui si usa ancora un canale scavato duemila anni fa dai Romani: 20 km di spettacolare ingegneria con pendenza costante di 1x1000 da Sasso a viale Silvani. Più capace, anche se meno affascinante, la «tangenziale dell’acqua»: il canale principale che collega la rete idrica correndo da Casalecchio a San Lazzaro.
Renato Benedetto
31 maggio 2011

eroina, due morti a Bologna


Eroina, due morti per overdose

Accanto ai cadaveri, in zone diverse della città, sono stati trovati siringa e bustina di cellophane con la droga

Due morti per overdose in meno di 24 ore. Ed è l’eroina che torna a colpire in città. Nella mattinata di mercoledì i carabinieri della stazione Arcoveggio hanno rinvenuto il cadavere di un uomo nato a Pozzuoli (Na) nel 1981. L’uomo abitava in via Stalingrado e nella sua abitazione i militari hanno trovato anche una siringa monouso e una bustina di cellophane che conteneva la sostanza letale.
Gli stessi utensili per «bucarsi» erano presenti anche nella cantina di via Sant’Apollonia dove in serata è stato scoperto il corpo di un altro uomo nato a Bologna nel 1971, residente a Minerbio. Anche in questo caso si sarebbe rivelata fatale un’ultima dose di eroina.

02 giugno 2011

maestre e allievi


A TERRASINI LA SENTENZA: QUATTRO ANNI DI CARCERE

Abusò di un alunno di 10 anni,
prof. condannata anche in Appello

La pena ridotta di un anno. I fatti nel 2001: la donna aveva anche una relazione con il padre del ragazzino

PALERMO - Violenza sessuale su un minore. È questa l'accusa con cui l’insegnate Giulia Scotto Di Frega, 40 anni, è stata condannata dalla corte d’appello di Palermo a quattro anni di reclusione. La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto da Raimondo Lo Forti che ha dichiarato prescritte le accuse di minacce, riducendo di un anno la condanna di primo grado.
I fatti risalgono al 2001. La vittima della violenza aveva 10 anni quando iniziò ad avere un rapporto con la professoressa, all’epoca trentenne: la relazione si sarebbe protratta per oltre cinque anni, a Terrasini, in provincia di Palermo. La donna dava lezioni private al ragazzino e al tempo stesso aveva una relazione con il padre dell’alunno. Fu l’uomo a scoprire la tresca e a minacciare l’amante, perchè interrompesse la relazione con il figlio. La professoressa dovrà risarcire il danno alla madre del ragazzo, costituitasi parte civile.
Redazione online
01 giugno 2011

esami


UNIVERSITA'

Si scambia con l'amica più brava
all'esame di inglese: denunciata

 Il professore non è caduto nella trappola e ha chiamato la polizia

di LUIGI SPEZIA
Forse si sono ispirate ad una commedia di Shakespeare, visto che l'esame era di inglese. Due studentesse amiche si sono messe d'accordo per presentarsi l'una al posto dell'altra ad un esame di idoneità al Cilta, il Centro interfacoltà di linguistica teorica e applicata, punto di riferimento dell'Ateneo per la formazione linguistica di studenti e personale.

Una delle due studentesse fuori sede, che ha 23 anni, martedì mattina non se l'è sentita di affrontare l'esame e ha convinto un'amica di vent'anni, ma più preparata di lei, a sostituirla. Il trucco è stato facile: l'amica si è prestata a sedersi davanti a due esaminatori mostrando la carta di identità dell'amica ma sulla quale avevano cambiato la foto. Peccato che uno dei due docenti conosceva la studentessa che non si è presentata e non è caduto nel tranello. Ha chiamato la polizia che ha denunciato le due studentesse per contraffazione di documento di identità, sostituzione di persona e tentata truffa all'Ateneo.

La ragazza che ha ordito la trama da commedia ed è stata scoperta subito, tra le lacrime ha cercato di spiegare che non aveva studiato abbastanza per problemi in famiglia. Le indagini sono state dirette dal pm Francesco Di Giorgio.